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20/10/2012

Il diario di Mura Mura... quarta settimana di Ottobre: in ginocchio da lei.


Enciclopedia Treccani, «sperimentare, v.tr.: sottoporre a esperimento, applicare, usare, mettere alla prova qualche cosa per accertarne e verificarne le capacità funzionali»… o, nel nostro caso, inginocchiarsi di fronte ad una giovane piantina (nella foto!). Il nostro Morandi “in-ginocchio-da-lei” è Vittorio Sandrone, responsabile dell’azienda agricola Mura Mura, che a settembre ha messo a dimora 5 filari, con una “combinazione d’innesto” per noi fin’ora inedita: abbiamo piantato, infatti, peschi varietà RoyalJim® su portainnesti susino tipo “MrS 2/5” nella prima fila e “Adesoto” nelle altre quattro.

Il portainnesto susino ha la peculiarità di ridurre la vigoria della pianta a scapito della produzione e di aumentare, però, l’aromaticità, l’acidità e – in secondo luogo – la pezzatura (ovvero la dimensione) e il colore dei frutti, nel nostro caso le pesche RoyalJim. Acidità ed aromaticità sono le due principali caratteristiche che ricerchiamo: quando trasformeremo le nostre pesche in sorbetto, infatti, dall’acidità dipenderà il senso di freschezza mentre l’aroma sarà influenzato dal tipo di cultivar scelto e dal grado di maturazione della frutta. Vittorio, di conseguenza, raccoglierà queste RoyalJim solo nel momento della perfetta maturazione, quando esprimeranno il massimo del loro potenziale aromatico.

Coglieremo le prime pesche di questi alberi tra circa tre anni (la natura ha i suoi tempi, e in genere va mura mura– piano, piano – ) tre anni durante i quali dedicheremo loro paterne e amorevoli cure: effettueremo, infatti, diverse lavorazioni del terreno per evitare competizioni con le erbe infestanti, che finirebbero per sottrarre acqua e sostanza organica alle “nostre protette". Il portainnesto susino, infatti, è caratterizzato da un apparato radicale superficiale, che può entrare in stress idrico nelle stagioni più secche, se non aiutato da ripetuti interventi di irrigazione. A Mura Mura non abbiamo la possibilità di fornire acqua ai nostri impianti: cercheremo, di conseguenza, di rompere le radici superficiali della pianta con diverse lavorazioni del suolo, costringendola così a formarne altre verso strati del terreno più profondi e umidi.

Il nostro attuale desiderio è che le piantine vegetino fino ai primi freddi, sviluppando nuovi radici e cicatrizzando il callo d’innesto… poi, come cantava – ancora! – un inconsapevole piccolo-coltivatore-diretto Morandi in una fase meno inginocchiata della sua carriera: quante primavere che verranno, che felici ci faranno, sono già negli occhi tuoi. Nei nostri, di sicuro.








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