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15/07/2013

Il silenzio delle cucurbitaceae*


“… avrei potuto applicare anche ai nostri frutti la pratica del diradamento, esattamente come avevo imparato a fare sulla vite, in modo che la pianta distribuisse su un minor quantitativo di frutti la propria energia, rendendoli così più dolci e aromatici”.
Grom. Storia di un’amicizia, qualche gelato e molti fiori.

Era, allora, il 2007 e l’idea di applicare alla frutticultura una pratica usata solo dai viticultori, quella del diradamento, sconcertava i più. Avevamo però intuito che quella tecnica è la base di un’agricoltura di qualità – e non di quantità. Quella che volevamo fare a Mura Mura.

Sabato 13 luglio abbiamo diradato i nostri meloni: dei 14/15 frutti prodotti da ogni pianta, ne abbiamo eliminati 4 o 5 e abbiamo ora… 10 piccoli meloni! Su questi la pianta concentrerà l’energia prodotta dall’apparato fogliare attraverso la fotosintesi: i meloni che raccoglieremo a perfetta maturazione avranno beneficiato di un maggiore accumulo aromatico e zuccherino… e i nostri (e vostri!) sorbetti beneficeranno di un gusto più intenso e persistente. 

*nessun melone è stato maltrattato durante la stesura di questo post! I meloni diradati, dopo essere stati trinciati insieme all’erba, verranno reintegrati nel terreno, per divenire sostanza organica per altre coltivazioni. Come ben sapete in natura “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” (… e spesso in concime!). 








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